CORREVANO GLI ANNI 20 E...

Vedete quella porticina che si intravede dietro il monumento dei caduti - proprio là dove oggi la vista sarebbe bloccata dalla Villa Distefano? Forse non lo sapete - come potreste, soprattutto i più giovani? - ma correvano gli anni ‘20, e, in una San Giovanni la Punta in cui la via della Regione non era niente più che uno sterrato, le strade erano percorse a piedi o sui carretti, e i centri commerciali a cui oggi siamo abituati non erano nemmeno una fantasia, il Panificio Zappalà era, allora, solo una stanza con una porta che dava sulla strada. All’ombra di un’Etna che regnava sul catanese, proprio come oggi, come una regina potente eppure gentile, “‘a Punta” contava tremila abitanti, e di ciò che c’era allora, in un’Italia che stava vedendo l’ascesa al potere di Benito Mussolini, oggi rimangono poche cose: le chiese, per esempio, la Chiesa Madre, la Chiesa della Madonna della Neve, la Ravanusa. 

“Tutt'a un tratto udì l'orologio di Punta che suonava le nove,” scriveva Giovanni Verga nella sua novella Nedda, “così vicino che i rintocchi sembravano le cadessero sul capo.

” E, assieme a loro, il nostro panificio, fondato da Cirino Zappalà. Padre di un Rosario nato nel ‘31, nonno di un altro Cirino nato nel ‘65, e bisnonno di un secondo Rosario nato nel ’98. C’eravamo quando - come un vecchio conoscente raccontò una volta - di fronte, dove oggi ci sono una salumeria, un frutta e verdura, una pescheria, una gastronomia e una pasticceria, c’era un presidio tedesco. Se lo ricordava bene perché un tedesco una volta gli aveva dato un calcio proprio lì dove il sole non batteva e il dolore se lo ricordava ancora decenni dopo. Rosario Zappalà raccontava invece che per lui la guerra era finita nel ’43, quando se n’erano andati i tedeschi. C’eravamo quando il pane si comprava con le tessere e quando si comprava con le lire. C’eravamo quando arrivarono gli alleati e quando l’Itala diventò una Repubblica. 

Quando, in altre parti della Sicilia, morivano Falcone e Borsellino. Abbiamo visto una monarchia, una dittatura, una guerra, e tre Repubbliche. 

Quattro generazioni e un panificio che è cambiato assieme all’Italia. Assieme a noi, certo, è cambiato ciò che offriamo, rispetto a ciò che una volta veniva comprato con la tessera: adesso vendiamo pane di bianco, pane di semola, pane ai sette cereali e pane integrale; scacciate, pizze, pezzi di tavola calda; ancora, biscotti, brioche con lo zucchero, pangoccioli. Ma la storia di chi siamo è ancora, nonostante tutto, parte integrante di ciò che offriamo. E così anche la nostra passione e il nostro impegno per proporvi solo i prodotti migliori.

Agli amici di sempre, che ci conoscono da decenni, che conoscevano Rosario, grazie per sceglierci sempre ed essere cresciuti e cambiati con noi. 

Ai nuovi conoscenti, grazie per averci scelto. 

A chi ancora non ci conosce: non vediamo l’ora di incontrarvi.